Ustica sape

USTICA COME ERAVAMO


Prosegue la pubblicazione dei giochi praticati dagli adolescenti usticesi nei lontani anni ’50. E’ la volta di due attività che mettevano a dura prova la capacità di equilibrio, la resistenza fisica dei partecipanti e la capacità, anche, di assorbire con pazienza ed in silenzio qualche colpo proibito come un “involontario” calcetto sul sedere da ricambiare non appena possibile ma senza cattiveria e sempre con grandi risate.

 “ABBIRI CA TI VEGNU!!!”

 Gioco a squadre, preferibilmente con quattro giocatori ciascuna. I due rappresentanti delle squadre facevano la conta (paru e sparu) e il perdente andava “sotto” con la sua squadra. Andare “sotto” significava porsi uno dietro l’altro tenendosi aggrappati al bacino del compagno davanti e con il busto flesso così da costituire, tutti insieme, il “cavallo”. I componenti dell’altra squadra saltavano a turno e si posizionavano sul “cavallo” in perfetto equilibrio facendo attenzione a non toccare con i piedi per terra e cercando di lasciare spazio sufficiente per il salto del successivo compagno.

Al quarto salto senza che si fossero verificate irregolarità, ad esempio il cedimento del “cavallo” o la caduta sei saltatori, veniva pronunciata la frase convenuta: “Abbiri ca ti vegnu….quattru e quattr’otto scarica ‘na botta aceddu cu li pinni scarica e vattinni”. A quel punto il gioco andava ripetuto con gli stessi criteri, fino a quando i cavalieri commettevano qualche errore che permetteva l’inversione delle parti in gioco.

 “‘U TRAVU LONGU”

 “Prevedeva il coinvolgimento di molti giocatori. Il primo, busto flesso in avanti e mani sulle ginocchia, veniva saltato da un compagno che dopo si metteva davanti a lui nella stessa posizione. Lo schema veniva ripetuto da tutti, uno dopo l’altro; il primo partecipante dava inizio, allora, ad un nuovo giro di salti che si concludevano soltanto in un punto di arrivo stabilito in precedenza. Si formava, così, una lunga linea di saltati e saltatori, “u travu longu”, in movimento.

Il punto di partenza, quasi sempre, era la curva della Rotonda oppure la Ruttazza e il punto di arrivo era il muro sotto il palchetto attraversando tutta la piazza in salita. Non c’erano vinti né vincitori ma tante risate ad ogni salto e litri di sudore versati.

A cura della redazione di UsticaS.A.P.E. 

 

 

 

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