Ustica sape

“Ustica: isola protetta o isola a rischio estinzione?”


Come si misura il benessere o lo sviluppo di una società? A parer mio, non si misura attraverso le quantità di denaro, o il numero di industrie che generano prodotti di uso e consumo. Piuttosto, esso si misura nella crescita di una socialità che offra a tutti la possibilità di vivere e prosperare, in un ambiente che accetti e aiuta la crescita del singolo individuo, a livello sia fisico sia mentale. Mancando questi o altri presupposti, l’essere umano, avendolo insito nella propria natura, parte alla ricerca di un posto che glielo consente.

Da un report dell’ISTAT del novembre 2021, possiamo riscontrare le previsioni sul futuro demografico italiano, che ci restituisce un potenziale quadro di crisi. La popolazione residente è in decrescita. Prendendo come riferimento la popolazione presente sul suolo nazionale, passiamo da 59,6 milioni al 1° gennaio 2020, prevedendo di arrivare a 47,6 mln nel 2070. Il rapporto tra giovani e anziani, come evidenziato nel report, sarà di 1 a 3 nel 2050 mentre la popolazione in età lavorativa scenderà in 30 anni dal 63,8% al 53,3% del totale. La crisi demografica sul territorio nazionale entro 10 anni evidenzierà che: l’81% dei Comuni avrà subito un calo di popolazione, che sarà l’87% nel caso di Comuni di zone rurali. Previsto in crescita il numero di famiglie ma con un numero medio di componenti sempre più piccolo. Meno coppie con figli, più coppie senza. Entro il 2040 una famiglia su quattro sarà composta da una coppia con figli, più di una su cinque non avrà figli.

Una parte dei demografi, gli studiosi della popolazione, sostiene che la decrescita demografica ha solo effetti negativi. Alessandro Rosina, docente di demografia e statistica sociale presso la facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano, afferma che il calo della popolazione è una questione “di squilibri tra generazioni con le implicazioni sociali ed economiche che ne derivano”. La decrescita demografica può avere un impatto negativo sulla crescita economica di un Paese in termini assoluti. Le società con meno figli e la maggiore longevità portano a un invecchiamento della popolazione. Le conseguenze saranno: spese sempre più insostenibili per sanità, assistenza e pensioni. Con meno lavoratori le società diventano poco dinamiche e innovative. Alla lunga il nostro Paese avrà problemi di crescita economica. Questo è il quadro generale nazionale.

Ad Ustica forse siamo messi peggio. Infatti, la decrescita demografica è più “strutturale”. Al di là del fatto che mancano le natalità come nel resto della nazione, ad Ustica oramai mancano pure i giovani in età di generare nuova prole, in quanto hanno lasciato il territorio per cercare fortuna altrove. Per capire meglio questa affermazione basti pensare che quest’anno a Ustica nasceranno due soli bambini. Ma non è una casualità che il 2024 sarà un anno con pochi fiocchi da mostrare. Negli anni precedenti vi dimostrerò con i numeri, che è una normalità. Proviamo a capire qual è la reale situazione sociale del territorio, partendo da quello che per me rappresenta la colonna portante del futuro di una comunità, cioè la presenza di bambini tra la scuola primaria (elementari) e la scuola secondaria di primo grado (medie) a Ustica, che poi rappresentano le scuole dell’obbligo; pertanto, frequentate da tutti gli aventi diritto. Forse, tra le ultime rappresentazioni di stato democratico.

Fino a che non toccavo con mano questi numeri, non mi ero reso conto della gravità del problema. Ad Ustica in questo momento tra elementari e medie ci sono circa 64 studenti, con classi alle elementari (seconda e terza, quarta e quinta) accorpate, con rispettivamente 9 e 12 bambini. Il prossimo anno potrebbe andare anche peggio. Sembra che il prossimo anno le prime 4 classi delle elementari, potrebbero venire accorpate in un’unica classe. Vi immaginate le difficoltà del corpo docente e studente, a sviluppare 4 programmi diversi in un’unica classe?

Ai miei tempi le cose andavano in maniera completamente diversa. Le singole classi avevano mediamente una ventina di studenti, con casi particolari come nel 1985 con la prima media divisa in due sezioni. L’indimenticato professore di italiano di quegli anni, Marcello La Matina, adesso docente di filosofia all’università di Macerata («Professore mio Professore!», «Carpe Diem!»), nel ringraziamento ad una sua allieva, ricorda un frammento e uno spaccato che ci racconta come eravamo: “Mi avete insegnato cosa è una comunità; mi avete fatto sentire a casa. Se non avessi insegnato a voi, non avrei mai saputo insegnare. A tutti racconto di voi, vi porto come esempio. Ustica è un luogo dell’anima, dove vorrò essere sempre!” Ecco cosa eravamo, una Comunità, dove il singolo era parte di un insieme dove si viveva nella convivialità. Adesso quante famiglie possono vantarsi di non avere visto partire un figlio o un nipote alla ricerca di una possibilità lavorativa, che ad Ustica era venuta meno? Cosa è cambiato rispetto a quegli anni che ci ha resi isole nell’isola?

Nel report dell’Istat viene preso come misura un tempo di 50 anni, Ustica per il tempo considerato i numeri non ce li ha. Non ce l’ha in quanto da qui a poco, alcune famiglie, tra coloro i quali sono entrati nella stabilizzazione dei vigili volontari, lasceranno anche loro questo territorio, e si andranno ad aggiungere a quanti già se ne sono andati. Non passerà, probabilmente, molto tempo prima che una multinazionale capisca il potenziale turistico di Ustica e ne acquisisca gran parte del territorio, magari snaturandolo. Chi in quest’isola è nato sa di essere, non solo un fruitore, ma anche un depositario di cotanta bellezza.
Esiste una soluzione? Certamente si, ed è quella in cui le istituzioni vicine e lontane, investano sui nativi, creando le condizioni affinché Ustica non perda gli usticesi.

Pasquale Palmisano

3 risposte

  1. Questo problema si può affrontare solo aprendosi al mondo, trasformando l’isola da un recinto chiuso in cui mungere il (poco) denaro pubblico che arriva in luogo attrattivo per chi vuole vivere a contatto con la natura ed ha, contemporaneamente, rispetto per il luogo. Nuove persone, nuove idee, nuovi talenti, nuovo modo di interpretare il mondo. Non moltissimi ma pochi disposti a godere del sole, del mare e della solitudine. Trasformare l’isola in qualcosa di unico che solo lì si può trovare. Cominciando, finalmente, a sfruttare le opportunità che l’essere RNO Marina e Terrestre, nonché Sito di Interesse Comunitario offrono. I panettoni per Natale sono francamente pochino. Il detto “iunciti cu i miegghiu i tia e paaci i spisi” credo che renda abbastanza l’idea di ciò che vorrei esprimere.

  2. Caro Pasquale il problema della denatalità non nasce ora, ma ha origini ormai lontane: un trentennio o forse un quarantennio? Ci siamo molto vicini. Il problema è molto più evidente e sentito nei piccoli centri e borghi dove tutti conoscono tutti e un fenomeno di tale portata è per questo motivo più sentito e drammatico. Osservavo in un’altra nota che Ustica ha perso negli ultimi decenni, la quasi totalità dei contadini come dei pescatori. Attualmente con 100 anni per tuo padre e tuo zio l’unico erede sei tu per coltivare 6 o 7 ettari di terreno e dopo come farai ci pensi? Fra una ventina di anni sarete meno di 10 e che fine faranno le lenticchie di Ustica che, ti assicuro senza ombra di dubbio ,sono le migliori al mondo. Questa certezza me la dà un osservatorio privilegiato come la città di Milano. OCCORRE SALVARLE. Ho segnalato che nelle nelle Isole SVALBARD hanno costruito un bunker dove custodiscono tutte le sementi della terra e la costruzione è a prova di atomica. Ma chi si occuperà della questione burocratica? Un usticese, ma chi? La foto riportata dal nostro amico Pietro ricorda, se mai ce ne fosse stato bisogno, i tempi in cui la natalità era normale in tutta la Nazione italiana subito dopo la guerra che è continuata sino alla fine degli anni ’60 : ho contato ben 24 scolari di 2^ o 3^ elementare un ben di Dio, ed oggi tu scrivi nel tuo bel pezzo, che vengono già accorpate due tre classi. Ribadisco che il fenomeno è all’attenzione non solo dei Sociologi ma anche dei politici! Ma tu te lo vedi uno di questi politici di occuparsi seriamente o almeno per mettere in agenda il problema? Come ti ho riferito in privato il modo c’è per rimediare almeno in parte al problema: si tratta di dare la possibilità alle donne lavoratrici di poter accudire i figli fino all’età di 6 anni. Come? Retribuzione intera a carico della fiscalità generale sino a tre anni di età con ampliamento dell’attuale legislazione che prevede per le neo mamme solo 7/9 mesi oltre ai 7 di facoltativa. Dal 2024 la situazione è leggermente migliorata sia economicamente sia per la durata, ma sono sempre toppe e niente di organico e serio. Quindi retribuzione al 100% sino ai tre anni e da 4 ai sei al 50% per un tempo lavorativo parziale rigorosamente svolto al pomeriggio in modo che la mamma possa occuparsene direttamente. IL finanziamento dovrebbe arrivare dalla lotta all’evasione fiscale che si badi, non è quella di richiedere ai pensionati a seguito di verifica formale delle dichiarazioni, lo scontrino fiscale delle spese mediche! Ho assistito tanti pensionati che avevano ricevuto tale richiesta ed anche con un piccolo aggravio di qualche decimo della percentuale dell’IMU a partire dalle seconde case. Il problema non si risolverebbe del tutto, ma si avvierebbe un circolo virtuoso perfettibile in caso di esito promettente. Occorrerebbero però politici del calibro di Einaudi, De Gasperi, Moro, Fanfani. Ce li sogniamo caro Pasquale. Nel frattempo quali soluzioni. Non ne ho a breve termine. Forse la chiave di volta è di partire dal piccolo come Ustica per poi estendere le risultanze positive? alla nazione. Mi complimento infine con te che hai affrontato un problema endemico e nazionale di difficile soluzione per gli attuali governanti. Uomini politici o meglio Statisti del calibro di quelli citati purtroppo non ne avremo più.
    Lo spettacolo di questi giorni è una cartina al tornasole di ciò che abbiamo. E attenzione, con poche eccezioni non è che noi elettori siamo diversi da loro: non vengono da Marte e li eleggiamo noi. La Nazione Italia al momento può dare solo questo.
    Giuseppe Giuffria

  3. Uomini, pensate che non si facciano più figli solo per problemi economici? Quello incide sicuramente ma altre sono le motivazioni. Oggi fortunatamente, la donna studia, lavora e fa delle scelte. Decide anche di non avere figli o di averne uno o due. Decide di dedicarsi al lavoro, ai propri interessi, sport, bellezza, cultura…….Evviva la donna libera su!

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