Ustica per il suo futuro


Caro Pietro,

       Ho letto la lettera scritta dall’Arch. Provino e, aldilà delle polemiche che mi risulta l’abbiano preceduta, non nascondo di averla apprezzata; intanto per il garbo e il tono delle parole quanto, soprattutto, per la sua positività. Sono parole di buon senso che mi è parso si prefiggessero di pungolare nella comunità isolana un desiderio di risveglio forse assopito  nell’indifferente fluire del tempo o forse soverchiato dalla disillusione. Come male comune di quasi tutti i consessi sociali similari, conosciamo lo stato di grave disagio in cui versano le finanze del Comune e quanto ciò costituisca una perniciosa remora  per le possibilità di crescita e di sviluppo della nostra isola. Dato per scontato che gli Amministratori siano a conoscenza di quanto indicato dal Tecnico  in ordine alle opportunità che si offrono ad Ustica con l’attuazione del  P.N.R.R. e con la certezza che abbiano anche chiare le idee sul come poterlo calare nella realtà usticese, é un bene che se ne cominci a parlare subito in termini di concretezza e propositività.

E’ un bene necessario per consentire ipotesi di lavoro che hanno bisogno di maturare e di svilupparsi razionalmente  e che necessitano, in una comunità tanto contenuta in termini anagrafici e di territorio, della comprensione, in primo luogo, e della partecipazione attiva e solidale di tutte le potenzialità e capacità operative presenti, dopo. In una parola, occorre programmare con attenzione ed intelligenza e per tempo ogni azione da compiere captando e traducendo in tempestiva progettualità le priorità di intervento.

Della disponibilità e dello spirito manifestati dall’Arch. Provino mi piace cogliere l’invito non tanto o non soltanto alla conclusione di tensioni che giocoforza possono essere presenti in ogni piccola comunità quanto alla corresponsabilizzazione di quella comunità al perseguimento, forse irripetibile viste le circostanze, di un obiettivo comune. Potrebbe essere giunto il momento di rinvigorire quel senso di solidarietà che una popolazione storicamente e socialmente permeata da profondi valori cristiani deve anteporre agli interessi di parte e di partito. L’intervento dello Stato potrebbe far considerare interesse primario far prosperare la comunità nel suo complesso al di fuori dei privilegi per una o l’altra categoria economica, per l’uno o l’altro soggetto sociale, per l’una o l’altra potenzialità elettorale.

Una comunità non si sviluppa armoniosamente se le sue componenti vivono in costante  contrapposizione tra loro, se una sua parte è “diversa” da altre, se gli interessi di ogni singolo suo componente non tendono a collimare con quelli degli altri di altra parte aldilà delle appartenenze. E tutto ciò richiede che la comunità si senta parte attiva sempre e tutta, che venga coinvolta non soltanto nelle chiamate elettorali ma sempre in ogni momento del suo essere società civile. Che la comunità venga resa partecipe consapevolmente di scelte che incideranno sul proprio futuro, di scelte finalizzate concretamente al superamento di emergenze quotidiane ed all’affrancamento da storiche necessità.

Ustica ha sicuramente delle priorità da selezionare e privilegiare. Sono sotto gli occhi di tutti. Talune situazioni emergenziali presenti in tutte le isole minori – ed Ustica non sfugge alla definizione – quali la viabilità, i trasporti, la portualità e chissà quante altre occorre affrontarle con cruda obiettività, con concretezza e lungimiranza. Occorrono molti soldi da spendere e Ustica come tutte le comunità similari in atto non ne dispone. Non è sufficiente l’inasprimento fiscale cui è sottoposta la cittadinanza da parte delle Amministrazioni che si susseguono per uscire dalla precarietà e affrontare certe problematiche; per risolverle occorrono entrate straordinarie e, pertanto, occorre cogliere al volo le occasioni favorevoli.

E’ ovvio che il ragionamento ha il carattere di una riflessione generale, asettica e priva di banali riferimenti o polemiche allusioni; nasce, infatti da considerazioni critiche sulla gestione sociale e politica che ogni Governo, nella più ampia  accezione del termine, attua nell’esercizio del proprio potere amministrativo e dalle ricadute che tale gestione provoca sulla comunità. La “città ideale” sognata dal filosofo purtroppo non esiste se non come utopia ma tutti abbiamo il dovere di contribuire a rendere meno lontana da noi quella utopia. E se corrispondesse a verità che per la comunità usticese si presenta oggi una chance da non lasciarsi sfuggire, se ci fosse realmente la possibilità di migliorare i propri standards di vita, se fosse veramente possibile acquisire un flusso finanziario  quale quello indicato nella lettera, Ustica avrebbe bisogno che i suoi cittadini, qualunque fosse il ruolo di ciascuno di essi, quanti avessero a cuore le sue sorti presenti e future se ne facessero carico con interesse, altruismo e vigile partecipazione. Sono certo che non mancherebbe di certo a chi, poi, ha l’onore e la responsabilità del governo della nostra isola promuovere ogni iniziativa condivisa che mettesse a frutto le circostanze ad essa favorevoli con la necessaria decisione e con illuminata saggezza.

Mi piace pensare che sarà così.

Sergio Fisco

One thought on “Ustica per il suo futuro

  1. Egr. Sig. Fisco,

    da oltre 11 anni scrivo in questo Blog, lo seguo;

    Lei ne converra’ che assai raramente degli Usticesi, residenti e non, partecipino e/o propongano dei Dibattiti, riescano ad esporsi pubblicamente a favore del Dialogo e per il Bene comune, tranne che per prendere le Difese e/o Accusare la FAZIONE opposta.
    Questa Oggi e’ la nostra Comunita’, divisa in due FAZIONI contrapposte…. in mezzo ci stanno la maggiorparte degli Usticesi che subiscono questo assurdo stato delle cose da decenni.

    Prim’ancora che affidarsi ai Danari e ai buoni propositi, dovremmo NOI usticesi per primi riscoprire quel senso di appartenenza che ormai e’ andato perso.
    Chiunque abbia legami con la nostra Isola, dovrebbe dare un contributo, sostenere iniziative che si pongono come priorita’ quello di riuscire a far Dialogare le due parti;
    Dal Dialogo e dagli Obiettivi da raggiungere credo si debba iniziare.

    Cordiali saluti,
    Jose’ Zagame usticese non residente

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