UNA MAPPA DELLE AREE COSTIERE DI USTICA A RISCHIO DI SOMMERSIONE.


Si è svolto in questi giorni a Ustica per iniziativa del Laboratorio Museo di Scienze della Terra e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia un progetto di ricerca dal nome, non facilmente decifrabile a primo colpo: <save UScoast> (US sta per Ustica); in parole semplici <salviamo le coste di Ustica>.

Da che cosa le dobbiamo salvare? E’ la prima di alcune domande che rivolgo a uno dei promotori di questa iniziativa scientifica, Franco Foresta Martin, direttore del Laboratorio-Museo.

Premesso che se avete notato degli strani segnali sul terreno, qualche scacchiera bianca, qualche crocicchio metallico rosso e poi paletti sormontati da antenne GPS qua e là,  non c’è niente di misterioso. Non si tratta di una nuova e bizzarra segnaletica. Tutto è da ricondurre a un nuovo progetto di ricerca sulle aree costiere. Voglio innanzitutto rassicurare i concittadini e i turisti. Le coste di Ustica godono di ottima salute e i bagnanti potranno continuare a frequentare le nostre calette tuffandosi nei fondali trasparenti. Ma una grande preoccupazione incombe, non solo sulle coste usticesi, ma su tutto il sistema costiero mondiale, se l’anomalia del riscaldamento globale dovesse continuare ad aggravarsi, come è stato negli ultimi decenni. A lanciare l’allarme sono le Nazioni Unite: col riscaldamento galoppante i ghiacci stanno fondendo a ritmi veloci e il livello dei mari sale. A farne le spese saranno tutte quelle strutture che l’uomo ha realizzato a ridosso del mare che, nella seconda metà di questo secolo, potrebbero a poco a poco venire sommerse”.

E noi cosa possiamo fare per fronteggiare questo pericolo?

Innanzitutto limitare le emissioni dei gas che riscaldano il pianeta, e quindi ridurre l’uso dei combustibili fossili. Se ne discute proprio in queste ore all’ONU. Ma oltre a questo, ogni località esposta al rischio di sommersione dovrà individuare e classificare gli ambienti naturali e le strutture antropiche che potrebbero finire sott’acqua. A questo ci stanno pensando, in tutto il mondo, località grandi e piccole, famose e meno note, realizzando carte topografiche di grande precisione che delimitano fin d’ora le zone in pericolo. In tutta Italia si calcola che più di 5000 km² di sistemi costieri saranno esposti, per la fine di questo secolo, al rischio di invasione da parte del mare”.

A Ustica qual è la situazione?

“Per rispondere a questa domanda sono venuti proprio in questi giorni due dirigenti di ricerca dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, molto esperti in queste tematiche: Marco Anzidei e Fawzi Doumaz, dotati di sofisticate attrezzature, per riprendere dall’alto, con l’ausilio di droni, i tratti costieri. Nelle prossime settimane saranno elaborate le carte topografiche più precise finora realizzate nella nostra isola, e ad esse saranno sovrapposte le previsioni di aumento del livello del mare per i decenni a venire. Così potremmo consegnare alle future amministrazioni una mappa completa dei possibili rischi. Il nostro progetto ha avuto l’autorizzazione del sindaco Salvatore Militello, che è anche il rappresentante della Protezione civile nell’isola e che ringraziamo per la sua sensibilità”.

Ma avete individuato fin d’ora le aree più soggette a rischio di sommersione?

Se prendiamo per buona la previsione dell’aumento di circa 1 m del livello marino entro il 2100, tenuto conto che nel corso dei fenomeni meteorologici estremi bisogna aggiungere diverse decine di centimetri, il conto è presto fatto. I moli di Cala Santa Maria, del Cimitero, e diverse calette di Spalmatore, con le relative strutture realizzate dall’uomo, potrebbero finire sott’acqua. Quindi le future amministrazioni, dopo aver valutato a quali ritmi procederà nei prossimi anni il fenomeno dell’innalzamento del mare, dovranno programmare opere di adattamento e, perdurando l’emergenza, procedere a delocalizzazioni di impianti e manufatti”.

Per fortuna è una di quelle emergenze che lascia molto tempo per verificare e agire…

Non c’è dubbio. Ma è dovere della ricerca scientifica avere una prospettiva di lungo periodo e fornire agli amministratori gli strumenti per conoscere a fondo le fragilità del proprio territorio, anche nei casi come questo, in cui il pericolo non è immediato”.

Come intervistatore vorrei aggiungere anche una nota di ottimismo. Se una bella caletta di Ustica nel 2100 dovesse finire sott’acqua, e comunque speriamo di no, sicuramente se ne formerà un’altra un po’ più su! Sbaglio?

Giustissimo. È già successo nel lontano passato di Ustica. Solo che prima questi eventi si sviluppavano lentamente, nell’arco di migliaia di anni. Ora sembra che la natura, sconvolta dall’uomo, stia procedendo a passi molto più veloci“.

Franco Foresta Martin, che ringrazio per quanto di interessantissimo ci ha messo a parte, sicuramente mi perdonerà se alla fine commenterò il tutto con una esemplificazione molto terra-terra: in pratica, causa inevitabile innalzamento del livello del mare, fra circa cento anni a Ustica  avranno da preoccuparsi più i pronipoti titolari del “Il Faraglione” che non quelli dell’Hotel Diana …

Mario Oddo – odmar@libero.it

 

 

 

 

 

 

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