C’era un tempo, documentato dagli scatti in bianco e nero degli anni ’60, in cui partecipare a un Consiglio Comunale richiedeva l’abito buono. Era una forma di rispetto collettivo. L’eleganza formale di chi governava rispecchiava la dignità dei cittadini accorsi ad assistere. Partecipare alle sedute non era solo un dovere civico, ma un autentico piacere, un’occasione di socializzazione e un momento di vivo confronto culturale. La comunità si ritrovava lì per condividere idee, misurare le distanze e riconoscersi all’interno di un progetto comune.
Oggi lo smart working ha svuotato l’aula della sua linfa vitale, trasformando un luogo di dibattito in uno spazio desolatamente silenzioso. Quello delle sedute telematiche è uno strumento accettato e compreso durante l’emergenza Covid, quando la salute pubblica imponeva il distanziamento. Oggi, però, il protrarsi di questa modalità si è trasformato in un vero e proprio abuso e in una profonda mancanza di rispetto verso la cittadinanza.
I dibattiti si sono trincerati dietro una sequenza di quadratini illuminati su una piattaforma online che compaiono e scompaiono. I consiglieri intervengono comodamente da casa, a volte traditi da sfondi domestici “improbabili” o da un abbigliamento fin troppo casual, mentre la politica locale si svuota di quel senso di solennità e partecipazione popolare che rendeva viva la collettività. Si è arrivati al paradosso di amministratori, sia di maggioranza sia di opposizione, che si ritrovano in queste sessioni virtuali senza aver prima sviscerato i problemi davvero cruciali per il paese.
Questo passaggio dallo schermo al monitor non invoglia di fatto la partecipazione. Senza la presenza fisica, tutto avviene e si decide a insaputa della gente, trasformando il rito democratico in una fredda e distante formalità digitale. Il pericolo reale è che, insieme alla giacca e alla cravatta, si sia smarrita anche quella barriera di rispetto e sacralità che separava il salotto di casa dall’aula in cui si decide il futuro del paese.
A Ustica questa situazione è ancora più grave perché non esiste nemmeno la diretta streaming a fare da surrogato. Senza lo schermo e senza il pubblico, l’esclusione della popolazione è totale, e le decisioni passano sopra la testa dei residenti nel silenzio più assoluto.
Per questo motivo, l’auspicio fermo è che, sin dalla prossima seduta, si ritorni tassativamente alla modalità in presenza. È urgente che tutti i consiglieri rioccupino i propri scranni e che le porte vengano finalmente riaperte ai tanti cittadini desiderosi di assistere. Riportare la politica nel mondo reale è l’unico modo per mettere fine a questo isolamento e restituire alla comunità il diritto sovrano di guardare in faccia chi la governa.
Pietro Bertucci


















